Montemarino, "riserva indiana"


Sabato 5 dicembre 2020 comincio a salire l'uliveto che separa il fosso del Gatto dal torrente Arzilla. Mano a mano che raggiungo il crinale spartiacque il vento aumenta. In cima nuvole nere e grigie corrono dall'entroterra. Poi si apre uno squarcio di luce sulle colline che ho davanti. Brillano al sole le casacche arancioni dei cacciatori alle pendici di Montemarino, mentre si cimentano nella caccia al cinghiale. Scendo nella macchia fino al laghetto degli olandesi.

Human being

Ipotizziamo che questa sia una terra senza nome, o meglio, che il nostro gruppo non lo conosca. Siamo in cima a un crinale, e decidiamo a chi spetta cosa: la dividiamo in porzioni, e ognuno, per diritto di anzianità, si va insediare nei vari colli, conche, boschi e radure. Tutto è perfetto! La terra promessa!

Poi scopriamo che ci sono degli individui che si frappongono tra noi e i nostri territori: i bestiali abitanti, con abitazioni e costumi rudi. Poco male, li abituamo al fatto di avere dei nuovi padroni.

Dovremmo smettere di stipulare accordi con le tribù, smettere di trattarle alla pari. Sappiamo che non sono nostri eguali; sappiamo che il nostro diritto alla terra, in quanto razza capace di farla fruttare meglio, è più forte del loro; lasciamo che la nostra convinzione agisca apertamente e direttamente. "La terra è del Signore, Egli la concede ai Giusti perché la facciano progredire e produrre, e noi siamo i Giusti". Con questa premessa e questa conclusione i puritani esprimevano la fede e la prassi del nostro popolo; non esitiamo più a renderle palesi e a farle comprendere agli indiani. Diciamo loro: voi siete i nostri pupilli, i nostri bambini, le vittime del nostro destino, sta a noi mandarvi via e sta a noi proteggervi. Vogliamo i vostri terreni di caccia per estrarne l'oro, per coltivare i cereali, e voi dovete andarvene. Qui c'è un posto per voi, più piccolo di quello a cui eravate abituati; lì dovete ritirarvi e lì dovete rimanere; al posto della selvaggina vi daremo cavalli, mucche, pecore e cereali; fate ciò di cui siete capaci per moltiplicare queste risorse e mantenetevi da soli; per il resto, è affar nostro fare in modo che non moriate di fame. Non dovete uscire dal territorio che vi abbiamo assegnato; l'uomo bianco qui non deve venire; terremo voi dentro e lui fuori; quando il progresso del nostro impero avrà bisogno della vostra riserva, ve ne assegneremo un'altra; ma fino a quando non decideremo altrimenti, questa è la vostra casa, la vostra prigione, il vostro campo da gioco.

Tratto da Samuel Bowles in Our New West, resoconto di un viaggio dal Mississippi al Pacifico nel 1868