La nostra panchina


"Io sono un esperto di rovi!" mi hai detto appena abbiamo intrapreso il sentiero nel bosco. Quello che percorrevamo quasi tutti i giorni questa primavera. In effetti il mio intento era quello di controllare lo stato dei rovi, se per caso avevano già spazzato via tutta la nostra traccia. E' impressionante come crescano velocemente. Ma non è vero! Tu sei cresciuto alla stassa maniera, da quando ti depositavo come uno zainetto sulla nostra panchina, oppure quando cadevi bocconi nel fosso. Ora avanzi spavaldo, sparisci soltanto in mezzo agli equiseti, oppure tra le radici delle querce, dove non arriva mai il sole.

Abbiamo girato in tondo, tra i colli e le valli di Ginestreto. Ed anche questo fa parte della nostra memoria.

I pioppi cadono spesso. Pioppi neri nel fosso nero. Buio e ombre, dalla notte dei tempi.

Tronchi distesi si scortecciano, tra le anse di argilla del ruscello, accanto all'acqua.

Sambuchi, rovi, equiseti, biancospini, sanguinella, noci abbandonati, ortica.

Millenni di pioppi che fracassano nel sottobosco.

Un tronco di pioppo noi abbiamo vissuto: era la nostra panchina per fare merenda.

L'abbiamo rivisto, quasi trasformato in terra, il nostro piccolo pezzo di pioppo.