Dal promontorio


Abbiamo camminato a lungo, tra le ginestre e le querce. Il sole arancione spariva dietro il colle blu. Si vedevano campi di grano a perdita d’occhio. Alcuni di noi inciampavano nelle zolle di terra, a causa del sopraggiungere del buio. Il vento ci soffiava forte sopra la testa. Ad un tratto ci siamo fatti largo tra i rami di un bosco, senza sapere quanto vasto fosse. I rovi erano ovunque, si aggrappavano ai vestiti, ai capelli, alla pelle e ai piedi. Qualcuno cadeva per terra. Come un battello che supera la tempesta e approda all’isola, noi abbiamo finito il nostro viaggio. Una radura di ulivi era in vista, ci siamo seduti per riposare. Si cominciavano a vedere le lucciole. Eravamo tutti meno uno: da qualche parte nella boscaglia stava ancora facendosi largo con i gomiti e la faccia. Il faro illuminava a sprazzi il monte.

Dal promontorio dove eravamo si vedeva distintamente la collina di fronte. Anzi, lo chiamerei piuttosto, il sistema di colline. E a mano a mano che il sole spariva e aumentava la notte, nessuna luce si accendeva lì in mezzo. Un territorio intero spariva, e nei nostri sogni, anche noi sparivamo nel buio, in una qualunque delle sue valli.